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preto de Loups, Valle d’Aosta (Italia)

VISITE GUIDATE
Tutte le domeniche, visita guidata della città di Aosta organizzata dall’ADAVA, associazione degli albergatori della Valle d’Aosta, in collaborazione con le guide turistiche valdostane.
La visita non segue l’itinerario sopra descritto, ma comprende comunque i principali monumenti e siti storici del centro pedonale.
Partenza da piazza Arco d’Augusto (ai piedi del platano monumentale) alle ore 10.00.
Le visite sono garantite in italiano ed in francese. Non è previsto un numero minimo e non è necessaria la prenotazione.

Costo visita guidata: Intero: € 10.00 – Ridotto: € 5.00
Sconti sulla tariffa della visita guidata per i clienti ADAVA che si presenteranno con un voucher fornito dall’albergatore: 0-6 anni: Gratis, 6-18 anni: € 4, >18 anni: € 8.
Il costo riguarda la visita guidata e non comprende il biglietto di ingresso ai monumenti romani di Aosta (€ 7 euro – ridotto € 5)
IN QUESTO ITINERARIO POTRAI VISITARE :
Arco di Augusto
Cattedrale di Santa Maria Assunta
Hôtel des Etats
Le Torri
Palazzo Roncas
Teatro Romano - TEMPORANEAMENTE CHIUSO
Area funeraria fuori Porta Decumana - TEMPORANEAMENTE CHIUSO
Chiesa e chiostro di Sant'Orso (TEMPORANEAMENTE CHIUSO DPCM 8 marzo 2020)
Il priorato di Sant'Orso - TEMPORANEAMENTE CHIUSO
MAR - Museo Archeologico Regionale - TEMPORANEAMENTE CHIUSO - DPCM 8 marzo 2020
Ponte romano sul Buthier
Torre del Lebbroso
Basilica paleocristiana di San Lorenzo - TEMPORANEAMENTE CHIUSO DPCM 8 marzo 2020
Criptoportico forense - TEMPORANEAMENTE CHIUSO
La cinta muraria
Municipio - Hôtel de Ville
Porta Praetoria
Tour du Pailleron
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e Anfiteatro Romano di Aosta

La sola facciata attualmente visibile è quella meridionale, alta ben 22 metri, caratterizzata da una serie di contrafforti e di arcate ed alleggerita da tre ordini sovrapposti di finestre di varia forma e dimensione.
Ben individuabili sono pure le gradinate ad emiciclo che ospitavano gli spettatori (cavea), l’orchestra (il cui raggio è di 10 metri), ed il muro di scena (ora ridotto alle sole fondamenta) che un tempo si innalzava col suo ricco prospetto ornato di colonne, di marmi e di statue.
 Si è calcolato che il Teatro potesse contenere tre o quattromila spettatori. Alcuni studiosi ritengono che il teatro fosse dotato di copertura fissa.
Con la caduta dell’impero, fino sino al XVIII sec. si perse ogni memoria della funzione originaria dell’edificio ed i suoi resti non furono riconosciuti come tali che molto tardi: durante il Medioevo vi furono addossate numerose costruzioni, demolite nel corso dei moderni lavori di recupero e restauro.
Nel 1864 alcuni saggi di scavo portarono alla luce una serie di muri, mentre negli anni ‘20 del Novecento si diede una prima sistemazione al monumento, demolendo le casupole che lo circondavano. La completa messa in luce avvenne però tra il 1933 e il 1941, quando furono effettuati importanti lavori di restauro e integrazione.
Le ultime ricerche condotte sulle murature hanno permesso di ipotizzare che le strutture attualmente visibili non siano nate tutte in prima fase (I sec. a.C.), ma che siano il frutto di successive modificazioni avvenute ancora in epoca antica.
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e Arco di Augusto

Appena passato il ponte sul torrente Buthier, lungo la strada che portava alla monumentale Porta Praetoria, principale via di accesso alla città romana, fu innalzato l’arco onorario dedicato all’imperatore Augusto
Si trattava di un segno eloquente della presenza e della potenza di Roma che nel 25 a.C. aveva definitivamente sconfitto il popolo dei Salassi e fondato la nuova colonia.
L’arco, che si caratterizza per la sua severa imponenza, tipica dell’architettura del tardo periodo repubblicano, è a un solo fornice a tutto sesto, largo metri 8,29 come la strada che lo attraversava. I pilastri che lo fiancheggiano presentano ai quattro angoli delle semicolonne su basi attiche sormontate da capitelli corinzi, le stesse che scompartiscono le facciate e i lati. In origine queste superfici erano interrotte dai rilievi con probabile figurazione a trofei che erano collocati nelle quattro nicchie della facciata. Una trabeazione dorica a triglifi e metope chiude in alto quel che rimane del monumento, da secoli privo dell’attico sul quale era apposta, a lettere di bronzo, l’iscrizione dedicatoria. Nel medioevo l’Arco era denominato “Saint-Vout” da una immagine del Salvatore che vi era stata collocata e sostituita in seguito col Crocifisso. Nel 1716 il Conseil des Commis decise di preservare il monumento dalle infiltrazioni d’acqua ricoprendolo con un tetto d’ardesia. L’Arco fu definitivamente restaurato dal negli anni 1912-1913; uno scavo nelle sue vicinanze, risalente ai primi anni del ‘900, portò alla luce due grandi lettere in bronzo dorato, con tutta probabilità appartenenti all’iscrizione dedicatoria. Monumento simbolo della città di Aosta Uno dei punti di partenza per la visita a piedi della città Si prosegue quindi in via Sant’Anselmo, l’antico Decumano Massimo, ma occorre ricordare che si è ancora fuori dalla cinta muraria e si sta attraversando un quartiere sviluppatosi in epoca medievale grazie alla presenza attrattiva del noto complesso ecclesiastico di Sant’Orso che, sicuramente, merita una visita.
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e Area funeraria fuori Porta Decumana

Area funeraria fuori Porta Decumana. Individuata negli anni Quaranta del XX secolo, questo sito ha restituito numerose sepolture di epoca romana, cellae memoriae paleocristiane e i resti di una piccola basilica funeraria (visitabile solo il primo mercoledì di ogni mese dalle 14.00 alle 18.00). Questa importante necropoli di epoca romana si trova a circa 200 metri dalla Porta Decumana, lungo la strada che conduceva alla Alpis Graia (colle del Piccolo San Bernardo). È un rinvenimento analogo a quello di altre necropoli site presso la Porta Praetoria e la Porta Principalis Sinistra, altri accessi ad Augusta Praetoria (Aosta). Il sito ha avuto un lungo periodo d’uso, dal I secolo d.C. fino alla fine del primo millennio, quando iniziò il progressivo abbandono. La necropoli è stata quindi usata sia in epoca romana sia in epoca paleocristiana; era abbastanza usuale la compresenza di sepolture pagane e cristiane, così come molto simili erano i riti legati al culto dei defunti. Nell’area troviamo tre mausolei con destinazione funeraria ad aula rettangolare, noti come cellae memoriae , risalenti al IV secolo. Una basilica paleocristiana , la cui datazione va dalla fine del IV a tutto il V secolo, ha evidenti somiglianze con edifici cristiani analoghi sorti su necropoli romane fuori le mura, quali la Chiesa di San Lorenzo e la Chiesa di Santo Stefano. Tornando ora sui nostri passi ritorniamo fino alla Biblioteca e da lì scendiamo fino alla Torre del Lebbroso
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e Biblioteca Regionale

Da piazza Roncas si imbocca via Croix de Ville e si raggiunge l’incrocio delle due principali arterie viarie urbane del centro; si prende quindi via E. Aubert per raggiungere la sede della Biblioteca Regionale, inaugurata nel 1996 dopo complesse operazioni di indagine archeologica che hanno evidenziato le strutture pertinenti alla Porta Principalis Dextera di Aosta romana. Procedendo oltre piazza della Repubblica, chiaro esempio di architettura fascista, si imbocca Corso Battaglione; dopo alcune decine di metri sotto i portici di destra, si noterà un cancelletto in ferro che dà accesso all’area archeologica denominata Area funeraria fuori Porta Decumana.
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e CampanIle e Chiesa di Sant'Orso

La collegiata e il chiostro di Sant’Orso ad Aosta formano un prezioso complesso che comprende anche il priorato e la basilica paleocristiana. Si tratta di un insieme di edifici religiosi che risale al V secolo, ristrutturati e impreziositi nel corso dei secoli. La collegiata e il chiostro di Sant’Orso ad Aosta Oggi questo complesso è un gioiellino nel centro di Aosta e merita una visita per il Chiostro Romanico, il coro ligneo che risale al ‘400, la suggestiva cripta e un ciclo di affreschi dell’XI secolo che si possono ammirare nel sottotetto della chiesa. La collegiata è dedicata ai Santi Pietro ed Orso, ed oggi si presenta con uno stile principalmente barocco. Da non perdere, oltre al coro ligneo e agli affreschi, un mosaico scoperto nel 1999 e il campanile romanico che svetta per ben 46 metri sulla città. Il chiostro, raccolto e fermo nel tempo, fu costruito intorno al 1100 e ospita 40 capitelli che illustrano scene del Vecchio e Nuovo Testamento e del Vangelo. Il cortile esterno ospita il tiglio di Sant’Orso, così chiamato perché la leggenda vuole che sia stato piantato dal Santo intorno al 1530: dal 1924, questo maestoso albero è Monumento Nazionale. di fronte troveremo e visiteremo la Chiesa di San Lorenzo
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e Cappella di San Rocco

L’incontro con la colonia fondata dall’imperatore Augusto nel 25 a.C. dopo lunghi e cruenti scontri con la popolazione locale dei Salassi, inizia in corrispondenza della cappella di San Rocco lungo Corso Ivrea, area un tempo occupata dalla maggiore delle necropoli di epoca romana
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e Cattedrale di San Giovanni Battista

L’odierna piazza Giovanni XXIII sorge sulla parte meridionale di quella che al tempo di Augusta Praetoria era l’area sacra del Foro romano, delimitata dal criptoportico.
La cruciale importanza che questa zona rivestiva per la vita della città, non venne meno nei secoli che videro il progressivo declino e la fine di quello che fu il mondo romano: ad est del criptoportico infatti, sorse il primo edificio dedicato al culto cristiano. In questo complesso preesistente, sorse verso la fine del IV secolo la Cattedrale. Si trattava di un edificio di imponenti dimensioni, ad un’unica navata absidata, dotato di un battistero ad ovest e di vari locali annessi, uno dei quali destinato a battistero secondario. La facciata si trovava a pochi metri dalle strutture del braccio orientale del criptoportico ed era praticamente collegata a questo dalle strutture del battistero principale. Questo complesso, al quale vennero ad aggiungersi alcuni vani meridionali destinati a residenza episcopale o ad abitazioni del clero, restò in uso per più secoli ed il suo aspetto non venne significativamente modificato, salvo una fase costruttiva altomedievale, sino al grande cantiere romanico che diede alla Cattedrale l’aspetto che sostanzialmente conserva ancora oggi.
A questa fase dell’XI secolo risale anche l’importante ciclo di affreschi che sono stati riportati alla luce nel sottotetto della chiesa: assieme a quelli di Sant’Orso, fanno di Aosta uno dei principali centri di arte Ottoniana in Europa. Nella seconda metà dell’XI secolo venne completamente rifatto il corpo di fabbrica occidentale che risultò composto da due torri e da un’abside centrale aggettante; nel XIII secolo vennero abbattute due delle cinque absidi originarie e realizzato il deambulatorio, un corridoio anulare attorno al coro. Tra il XV ed i primi anni del XVI secolo, poi, i vescovi di Aosta promossero un radicale restauro della chiesa e la arricchirono di numerose opere d’arte. L’alto coro, dominato da un crocifisso ligneo del XIV secolo, presenta due ordini di stalli scolpiti verso il 1460; sul pavimento sono visibili due mosaici del XII e del XIV secolo, che rappresentano rispettivamente i mesi dell’anno e una serie di animali reali e fantastici assieme ai fiumi Tigri ed Eufrate. L’altare maggiore è barocco, in marmo nero con intarsi multicolori. Scendendo dal coro, due scale, una a destra e l’altra a sinistra, danno accesso alla cripta dell’XI secolo; la sua pianta è articolata in tre navate separate da agili colonnine medievali e da più robuste colonne romane di reimpiego. Sulla parete di fondo sono visibili le entrate originarie poste ad ovest. La facciata della Cattedrale si compone di due parti distinte: un atrio cinquecentesco ed una fronte neoclassica aggiunta nel 1848. L’atrio presenta un elegante prospetto architettonico in cotto, ornato da statue e da affreschi raffiguranti scene della vita della Vergine cui la chiesa è dedicata, bell’esempio di arte rinascimentale in Valle d’Aosta. Attiguo alla chiesa, sul lato settentrionale, si trova il chiostro. Si tratta di un edificio a pianta trapezoidale terminato nel 1460 che venne a sostituirne uno analogo che già esisteva nell’XI secolo. I suoi elementi architettonici sono caratterizzati dalla presenza di materiali diversi: il bardiglio grigio, usato per i pilastri, si alterna al gesso cristallino dei capitelli e al calcare, utilizzato per i conci degli archi. I capitelli sono di due tipi: alcuni sono decorati con motivi vegetali e figure di uomini e animali, altri recano scolpiti i nomi di coloro che contribuirono alla costruzione. Nello spiazzo centrale si erge una colonna romana sormontata da un capitello corinzio, probabili testimonianze della vicina area forense. Verso il 1860 l’ala meridionale del chiostro venne in gran parte demolita per lasciare spazio alla neogotica cappella del Rosario. Il Museo del Tesoro presenta una panoramica significativa dell’arte valdostana dei secoli XIII-XVIII, unendo ai pezzi del ricco tesoro della Cattedrale alcune opere d’arte provenienti da diverse parrocchie della Valle. Terminata la visita della Cattedrale è possibile inforcare via Forum e dirigersi verso piazza Roncas sul cui lato orientale sorge l’attuale sede del MAR – Museo Archeologico Regionale)
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e Chiesa di San Lorenzo

basilica paleocristiana di San Lorenzo (V secolo d.C.). Quest’ultima conserva ancora nel sottosuolo la sua lunga storia: interessante dunque visitare il sito archeologico dove sono stati musealizzati e valorizzati i resti della prima basilica cimiteriale. Notevole l’impatto visivo dell’imponente campanile romanico di Sant’Orso, nato però come torre difensiva pertinente alla cinta fortificata che in origine doveva proteggere il borgo; a est del campanile si eleva la chiesa dei SS. Pietro e Orso, la cui facciata tardo-gotica si caratterizza per la svettante ghimberga in terracotta e i pinnacoli sommitali. All’interno della chiesa, connotata da un ricco apparato liturgico, si apprezza in particolar modo la cripta romanica (inizi XI secolo) sottostante il bel coro ligneo del presbiterio, dove si dice sia stato sepolto Sant’Orso (vissuto nell’VIII secolo d.C.). Pregevole inoltre il ciclo di affreschi ottoniani del sottotetto (X-XI secolo), la cui visita però è consentita solo con l’accompagnamento di un custode. Altro elemento affascinante è il mosaico raffigurante il cosiddetto “Quadrato magico”: un elegante tappeto musivo di forma quadrata risalente all’XI-XII secolo e riportato alla luce da scavi archeologici condotti nel 1999. Accanto alla chiesa il meraviglioso chiostro: un vero e proprio gioiello di architettura e arte romanica che con i suoi 40 capitelli di marmo istoriati richiama folle di studiosi e visitatori ogni anno. Alla sinistra del sagrato, uscendo dal chiostro, è impossibile non notare lo splendido Priorato rinascimentale con le sue raffinate quanto inusuali finestre a crociera in terracotta scolpita. Ritorniamo quindi sulla via Sant'Anselmo in direzione della Porta Pretoriana
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e Criptoportico

Volendo iniziare l’esplorazione dell’area con le vestigia di epoca romana, sorge spontanea la curiosità di cominciare col Criptoportico, monumento singolare e affascinante che poche città del mondo romano possono vantare. Realizzato prioritariamente con funzione sostruttiva, questo articolato corridoio seminterrato a doppia navata deve probabilmente aver rivestito anche la funzione di galleria legata al culto dell’imperatore. Proprio sulle strutture del criptoportico è andata impostandosi e sviluppandosi l’imponente Cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta, le cui radici affondano nel IV secolo d.C.; successivamente, nell’XI secolo, per volontà del vescovo Anselmo, si ebbero imponenti trasformazioni sul modello delle cattedrali nordiche di stile ottoniano. Quindi, tra XV e XVI secolo un’ultima serie di interventi sul corpo dell’edificio conferì alla cattedrale quell’assetto definitivo che avrebbe poi mantenuto fino ad oggi. Da segnalare, infine, nel corso dell’Ottocento, la costruzione della nuova facciata neoclassica che va ad incorniciare il precedente prospetto rinascimentale in terrecotte dipinte. Insieme all’Arco di Augusto, alla Porta Praetoria e alle Mura della città, il Criptoportico è uno dei siti archeologici più Il Criptoportico forense di Aosta rappresentativi del glorioso passato Romano di Aosta ed è riconosciuto monumento nazionale italiano. Costituito da una galleria di marmo chiusa su tre lati, il criptoportico forense aveva un’importante funzione strutturale: serviva infatti a regolarizzare il dislivello dell’area ed era il punto di congiunzione di due templi, dedicati rispettivamente all’Imperatore Augusto e alla triade di Giove, Giunone e Minerva.
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e Museo Archeologico Regionale

Museo Archeologico Regionale), ospitato all’interno dell’edificio che accolse prima il convento delle Visitandine (XVI-XVII secolo), per poi essere trasformato in caserma all’inizio dell’Ottocento. Da non dimenticare, inoltre, che questo stesso edificio si imposta sui resti della torre est dell’antica Porta Principalis Sinistra della cinta muraria di Augusta Praetoria, visibili nel sottosuolo del MAR. Sul lato opposto della piazza si erge Palazzo Roncas, fatto erigere all’inizio del XVII secolo dal barone Pierre-Léonard Roncas, primo segretario di stato del Duca di Savoia Carlo Emanuele I: una delle più pregevoli residenze aristocratiche urbane di epoca barocca esistenti in Aosta. L’allestimento del MAR – Museo Archeologico Regionale si articola in un percorso tematico e cronologico. Nella prima sala, dedicata al tema del collezionismo e alla memoria del canonico Justin Boson, primo direttore del Regio Museo nel 1929, sono esposte alcune formelle e lucerne nord-africane provenienti dalle collezioni regionali. Sulla suggestione degli assi commerciali e culturali dall’area mesopotamica e anatolica e della trasmissione di modelli di monumenti megalitici, trovano collocazione alcune delle stele antropomorfe ritrovate ad Aosta nello straordinario sito archeologico di Saint-Martin-de-Corléans; nelle vetrine sono esposti reperti rinvenuti in Valle d’Aosta che vanno dal Mesolitico fino all’epoca dei Salassi. Proseguendo nella visita inizia il lungo momento consacrato alla romanizzazione che prende le mosse dal plastico di Augusta Prætoria e dal miliario costantiniano posto lungo la via delle Gallie. Seguono le due sale dedicate ai rituali funerari dove sono presentati alcuni corredi rinvenuti all’interno delle tombe, oltre alla ricostruzione del letto funerario della necropoli di San Rocco situata all’ingresso orientale della città romana. Gli spazi dedicati all’epigrafia funeraria e ai culti della regione espongono vari reperti su cui spiccano il noto Balteo bronzeo con scene di battaglia tra Barbari e Romani e il busto di Giove Graio in argento sbalzato, rinvenuto sul Colle del Piccolo San Bernardo, associato a un ricco corredo rituale. L’edilizia pubblica è rappresentata sia da una raccolta di stampe con i principali monumenti aostani, sia da frammenti scultorei e porzioni di affreschi, mentre la vita quotidiana è presentata attraverso le suppellettili da tavola e da cottura allestite attorno alla ricostruzione di un thermopolium (locale pubblico dove si servivano vivande e bevande) di modello pompeiano. L’esposizione sulla romanità si conclude con reperti relativi agli ornamenti personali, al lusso e al benessere. L’epoca cristiano-medievale trova espressione nella piccola sala che chiude il percorso con l’esposizione dell’ambone dell’VIII secolo, rinvenuto negli scavi della Cattedrale di Aosta, e alcuni corredi funerari, dal IV al XIV secolo, tra cui i bicchieri decorati in oro con teoria di Santi e la spada di cavaliere con speroni proveniente da Sant’Orso. Nei sotterranei del Museo Archeologico Regionale sono conservati i resti dello spigolo sud-ovest della torre orientale della Porta Principalis Sinistra, una delle quattro porte urbiche di Augusta Prætoria, con i piani d’uso romani e l’unico tratto di terrapieno, con relativo muro di controscarpa, ancora addossato ad un tratto delle mura romane. Il Museo ospita inoltre la prestigiosa collezione numismatica “Pautasso”, esposizione di monete dall’età greca fino al periodo sabaudo. Importante il nucleo delle monete celtiche, galliche e padane. La sala della Collezione Carugo ospita reperti della civiltà etrusca, dell’antico Egitto e della Mesopotamia. CONTATTI MAR - Museo Archeologico Regionale Piazza Roncas, 12 11100 AOSTA (AO) Telefono: (+39) 0165.275902
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e Piazza E. Chanoux

Questa bella piazza rettangolare è chiusa al traffico e si trova nel cuore di Aosta. La piazza è dedicata al martire della resistenza Émile Chanoux, ucciso dai nazisti nel 1944, ed è il salotto buono di Aosta della città. Piazza Chanoux ad Aosta Piazza Chanoux ad Aosta Circondata da palazzi storici e contornata dalle Alpi, la piazza è il fulcro da cui si diramano le vie principali di Aosta, perfette per lo shopping e per ammirare a piedi il fascino discreto e fermo nel tempo del suo centro storico. Al centro spicca “l’Alpino”, il monumento al soldato valdostano realizzato nel 1924, mentre sulla piazza si apre la facciata neoclassica del Municipio, con ricche decorazioni sul frontone e due fontane che simboleggiano i due fimi di Aosta: la Dora Baltea e il torrente Buthier. Il porticato del Municipio ospita lo storico Caffè nazionale, sorto intorno al 1815 sui resti del Convento di San Francesco: è il posto giusto per una piacevole pausa. Di fianco al municipio c’è lo storico Hôtel des États, che risale al 1730 ed è celebre poiché era la sede del parlamento locale, il Conseil des Commis, che dipendeva soltanto dal Re.piazza E. Chanoux, su cui si affaccia il complesso neoclassico dell’ Hôtel de Ville (Municipio) con i suoi ariosi porticati, sorto sull’area precedentemente occupata dal monastero trecentesco di San Francesco. L’antico complesso monastico comprendeva una chiesa gotica a tre navate, un campanile alto quasi 40 metri ed un chiostro; tale struttura rimase pressoché inalterata fino al 1835, quando fu demolita per consentire l’avvio dei lavori di edificazione del municipio. Oltre alla ricca facciata dell’edificio, da notare sono la coppia di statue poste davanti al porticato che raffigurano le personificazioni dei due fiumi della città: la Dora e il Buthier. A ovest dell’Hôtel de Ville si trova l’ Hôtel des Etats (inizi XVIII secolo). Scendiamo da rue du Collège per arrivare di fronte al Centro Saint-Bénin e proseguire in viale della Stazione (esempi di architettura fascista); fiancheggiare la Tour du Pailleron e risalire lungo via Ollietti (sede dell’ Archivio storico regionale e del Tribunale). Attraversata via Festaz avremo di fronte il singolare profilo semicircolare delle Poste centrali, altro inequivocabile esempio di architettura e di urbanistica fascista. Da qui continuiamo lungo via Porta Pretoria fino all’omonimo monumento: lungo la strada si noterà Palazzo Ansermin, barocca residenza urbana dei baroni di Nus.
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e Ponte Romano

si raggiunge quindi il poderoso ponte romano costruito sull’antico letto del torrente Buthier. Il ponte di pietra (in francese, pont de pierre) è un monumento romano della città di Aosta, situato a circa centocinquanta metri a est dell'Arco d'Augusto. Fu eretto ai tempi della fondazione della città romana di Augusta Praetoria per consentire il passaggio da una sponda all'altra del torrente Buthier. Descrizione L'opera, a una sola campata ad arco ribassato, poggia su solidi basamenti in puddinga, conglomerato locale estratto dalle cave lungo il corso della Dora Baltea, e misura, tra le due imposte, circa 17 metri. La larghezza del passaggio, invece, contando anche lo spessore dei parapetti, è di circa 6 metri.[1] La volta del ponte, costituita da grossi conci dei cunei, mostra un contorno piuttosto piatto per le costruzioni romane (rapporto ampiezza-altezza di 3 a 1).[2] Il rivestimento esterno fu edificato con puddinga e riempito nel rinfianco dell'arco con opera cementizia romana di alta qualità.[1] Storia La costruzione risale alla seconda metà del regno di Augusto, che nel 24 a.C. fondò e in seguito ampliò la colonia militare di Augusta Praetoria come importante snodo stradale.[1] Il Ponte di pietra potrebbe aver avuto una particolare importanza nella rete stradale romana, perché ad Aosta il collegamento transalpino verso la Gallia, ossia la strada consolare detta via delle Gallie, si diramava verso il Passo del Piccolo e del Gran San Bernardo.[1] In direzione sudorientale verso la Pianura Padana, la strada passava sopra un altro ponte ad arco segmentale, il pont Saint-Martin, ottimamente preservato, situato all'uscita della Valle d'Aosta. In epoca medievale, in occasione di un'eccezionale alluvione, il torrente Buthier cambiò corso, spostando il suo alveo più a ovest. Sotto il ponte continuò a scorrere un canale di portata modesta, che col tempo si prosciugò completamente. Il ponte perse così ogni sua funzione e, col passare dei secoli, venne a poco a poco interrato, e solo in epoca moderna fu riportato alla luce. Si attraversa quindi il Torrente Buthier ed arriviamo all'Arco di Augusto.
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e Porta Pretoria

Tornati quindi su via Sant’Anselmo, dopo pochi passi si raggiunge la splendida Porta Praetoria, la più imponente delle quattro porte dell’originaria città romana, vero e proprio ingresso monumentale, ideologico e simbolico della colonia di Augusta Praetoria Salassorum. Da notare la torre nord della Porta, nota come “Torre dei Signori di Porta Sant’Orso” in quanto, durante l’epoca medievale (XI-XII secolo) occupata da questa nobile e potente famiglia locale che qui aveva creato la sua residenza urbana. Appena usciti dalla Porta Praetoria si svolta immediatamente a destra per raggiungere il Teatro romano
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e Teatro Romano

Teatro romano ; ci troviamo qui nel settore nord-est della città antica, corrispondente al cosiddetto “quartiere degli spettacoli” in virtù della presenza dell’imponente Teatro e del vicino Anfiteatro (quest’ultimo è oggi incluso nel Convento di Santa Caterina, ma è comunque visitabile col permesso delle Suore di San Giuseppe che lì risiedono). Uscendo dall’area del teatro sul lato ovest, si prosegue in direzione di piazza Giovanni XXIII, meglio nota come “piazza della Cattedrale” che, in epoca romana, rappresentava la zona sacra del foro cittadino, costituita da una terrazza sopraelevata occupata da due templi gemelli affiancati e aperti verso sud, di cui sono ancora visibili i resti di parte di quello orientale.
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e Telecabinaper Aosta/Pila

Partenza: Aosta (579 m)
Arrivo: Pila (1.801 m) Numerose telecabine da 8 posti partono dal centro della città e raggiungono in 18 minuti il villaggio di Pila, lambito da boschi di abeti e larici a 1800 metri di altitudine. Arrivati in cima, essendo proprio al centro della regione, la vista spazia sulle montagne più alte della Valle d’Aosta, dal Monte Bianco al Grand Combin, dal Monte Cervino al Monte Rosa. Pila, bella in ogni stagione, è collegata con l’impianto in inverno e in estate e la telecabina è comodamente raggiungibile a piedi dal centro di Aosta. Una vista mozzafiato sulla valle senza utilizzare l’auto. In inverno si approda ad un comprensorio sciistico all’avanguardia, con: • 70 km di piste da sci • fun park per bambini • snowpark • piste per freeride • possibilità di ciaspolare In estate si trovano diverse attività per il tempo libero per tutta la famiglia: • numerosi sentieri • parco avventura • escursioni a cavallo • sentieri per mountain-bike • pista di downhill e freeride E’ possibile lasciare la propria auto nell’ ampio parcheggio gratuito alla partenza della telecabina, risparmiando 12 minuti di strada di montagna. CONTATTI Pila SPA 11020 GRESSAN (AO) • Telefono: • 0165.521045
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e Torre del Lebbroso

quindi proseguiamo su via Festaz fino all’angolo col cinema Splendor da cui procediamo su via Trottechien fino ad intercettare l’imbocco del caratteristico passage du Verger che consentirà di raggiungere via Challant e poi immettersi in via De Tillier. Concludiamo quindi la passeggiata arrivando sull’ elegante piazza E. Chanoux,

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